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L'uovo di Vergilio

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Al Castel dell'Ovo è profondamente legata anche la figura di Virgilio, di cui Napoli, oltre che quella di poeta, conosce, venera e tramanda soprattutto l'immagine di mago e taumaturgo. Quasi nume tutelare, protesse la città con la sua aura magica, tanto da esserne considerato il patrono prima di San Gennaro. Secondo la tradizione partenopea in tutto il territorio che va dai Campi Flegrei a Napoli ci sono i segni del suo intervento prodigioso, come la costruzione dei bagni termali di Baia e Pozzuoli, la prodigiosa perforazione della Crypta Neapolitana, realizzata con l'aiuto di una schiera di demoni e il prosciugamento di paludi insalubri che portavano la peste, incantò anche le acque sorgive della spiaggia platamonia dandogli la potenza per guarire ogni malattia.
Gli sono stati attribuiti anche una serie di atti magici come la creazione di una mosca e una sanguisuga d'oro capaci di tenere lontani i loro fastidiosi consimili naturali che infestavano Napoli, la creazione di un cavallo in metallo, con la virtù di sanare quelli veri, che assurse a simbolo nelle insegne cittadine. Ai pescatori della città fece ottenere ricchissima pesca grazie ad un piccolo pesce scolpito in una pietra.
La mitizzazione della sua vita gli valse l'appellativo di parthenias, "vergine" e i suoi libri si trasformarono in fonti divinatorie, le cosiddette sortes virgilianae. Le sue opere piuttosto che essere considerate come pagane, vennero tramandate e interpretate cristianamente e così il Virgilio oracolare assunse una veste profetica, in particolare con l'annuncio, nella quarta egloga delle Bucolicae, della nascita di un divino puer in grado di far sorgere in tutto il mondo l'età dell'oro di pace e di serenità. Quaranta anni prima della nascita di Cristo.
E' a partire dal V sec. d.C. che, nella vita virgiliana scritta da Donato, si fondono indissolubilmente le notizie biografiche con le leggende, oggetto poi di rinnovata e crescente attenzione a partire dal XII secolo. Il vescovo di Hildesheim, Corrado di Querfurt in una lettera del 1196 ad Arnoldo di Lubecca, attribuiva la conquista di Napoli al fatto che il palladio costruito da Virgilio a sua protezione, consistente un piccolo modello della città contenuto in una bottiglia di cristallo, si fosse incrinato. Nella Cronica di Partenope, testo anonimo del XIV secolo, l'ignoto autore dedica ben diciassette capitoli alla descrizione dei prodigi compiuti da Virgilio per proteggere i napoletani. Tra questi la collocazione nelle segrete dell'allora 'Castello di Mare' di un uovo magico, che nascondeva l'anima della città, dall'integrità di quest'uovo custodito in una caraffa di vetro, a sua volta racchiusa in una gabbia metallica, sarebbe dipeso il destino della città. Episodio questo che più degli altri ha reso Virgilio famoso nell'immaginario partenopeo, lasciando anche traccia nel nuovo nome del 'Castel dell'Ovo', tramandato da scritti antichi e da una radicata tradizione orale.
Gli studiosi di alchimia sanno però che con il termine uovo o meglio uovo filosofico si indica il nome esoterico dell'Athanor, piccolo contenitore di metallo o di un particolare vetro utilizzato per la lenta trasmutazione degli elementi primari in metallo prezioso, l'oro alchemico. Le ricerche alchemiche avvenivano nel segreto di alcuni monasteri e anche sull'isolotto di Megaride si ha notizia della presenza di monaci alchimisti.
Nella fortezza sorta sull'isolotto, secondo la leggenda sempre per intervento di Virgilio, sarebbero state murate le sue stesse spoglie, dopo la profanazione della tomba durante il regno di Ruggero il Normanno. Il re infatti conquistata Napoli dopo un lunghissimo assedio, avrebbe permesso ad un medico inglese di aprire il sepolcro del poeta, sepolto a Napoli per sua espressa volontà. Le autorità cittadine temendo gli infausti effetti della violazione, di quello che era considerato il protettore della città, consegnarono allo straniero soltanto i libri con le formule magiche posti in un scrigno di rame sotto la sua testa, trasferendone le ossa a Castel dell'Ovo. Per rassicurare i napoletani queste preziose reliquie rimasero visibili attraverso una grata per un certo tempo e murate quando Napoli subì una definitiva conversione alla Chiesa romana.
In ogni caso il suo sepolcro lungo la via puteolana, meta di pellegrinaggio già dal I secolo d. C., continuò ad essere luogo e oggetto di culto popolare, che da pagano si è trasformato in cristiano con la famosa festa di Piedigrotta.

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