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Home Percorsi di visita nel Museo Mosaici
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Collezione

Mosaici

I mosaici, staccati all'epoca degli scavi borbonici nelle case delle città vesuviane, formano una delle più ricche raccolte musive esistenti. Tra i pezzi di fattura più raffinata sono i quadretti firmati da Dioskourides di Samo, quello con il famoso Memento Mori, e le straordinarie colonne a mosaico in pasta vitrea.

Storia e formazione: mentre la maggior parte dei mosaici pavimentali a tessere in bianco e nero rinvenuti a Pompei ed Ercolano furono adoperati verso la metà del XVIII secolo per pavimentare le sale dei nascenti edifici reali borbonici, quali il Museo Ercolanese nella Villa di Portici, la Reggia di Capodimonte ed il Palazzo degli Studi destinato a divenire il Real Museo Borbonico nel 1816; invece, i più rari ed apprezzati quadretti a mosaico che via via venivano alla luce trovarono inizialmente posto insieme alle gemme ed agli altri oggetti preziosi in una sorta di “camera delle meraviglie”. A partire dal 1826, l’allora direttore del Museo Michele Arditi decise quindi di riunire i mosaici alle pitture antiche in una piccola sala posta nell’ala orientale del pianterreno, dove vi restarono per circa un secolo. Il ritrovamento a Pompei tra il 1830 ed il 1832 dei mosaici della Casa del Fauno diede nuovo impulso vitale alla collezione che, nell’allestimento voluto tra il 1910 ed il 1924 da Vittorio Spinazzola, vennero separati dagli affreschi ed esposti secondo una divisione per materia e tecnica nell’attuale collocazione dell’ammezzato occidentale. L'allestimento realizzato nel 2001, articolato in cinque ambienti nelle sale LIV-LIX, ricalca proprio questa scelta.

Percorso: nella prima sala della raccolta (sala LVII) sono, tra gli altri, degni di attenzione: un mosaico raffigurante un cane alla catena da Pompei, due lastre ad intarsio dalla Casa dei Capitelli figurati (VII, 4, 31) di Pompei, con Menadi e Satiri in scene dionisiache, un’Afrodite che si allaccia il sandalo sempre da Pompei (I, 2, 10), ed una vetrina in cui sono custodite due coppe in ossidiana dalla Villa detta di San Marco a Stabiae, con raffigurazioni di tipo egizio. La sala LVIII, oltre alla presenza delle celebri colonne a mosaico provenienti dalla omonima villa di Pompei, si distingue per l’esposizione di diversi mosaici in pasta vitrea colorata, adoperati per il rivestimento murario di ninfei o fontane, e principalmente per arricchire i pavimenti delle abitazioni romane: si vedano, ad esempio, quello con Frisso ed Elle, dalla Villa detta di San Marco a Stabiae, o la nicchia di ninfeo dalla Casa dello Scheletro (III, 3) di Ercolano.
Nella sala successiva (LIX), si possono ammirare due tra i mosaici più antichi conservati nel Museo, ossia la “fattucchiera” ed i “musici ambulanti” dalla villa pompeiana detta di Cicerone. Datati all’inizio del III sec. a.C. ed entrambi firmati dall’autore, Dioskourides di Samo, rappresentano in realtà scene tratte dalla Commedia Nuova. La stessa sala contiene anche altri mosaici molto conosciuti, quali: la “Accademia di Platone” o “Rappresentazione dei Sette sapienti”, dalla villa di T. Siminius Stephanus a Pompei, una scena di uccelli che si abbeverano sul bordo di un bacino da Santa Maria Capua Vetere, della fine del I sec. a.C., ed il mosaico con il motto “Memento mori” da Pompei (I, 5, 2), raffigurante la Morte che tutto pareggia annullando le differenze tra uomini ricchi e poveri.
La sala LXIV, infine, ospita una raffigurazione musiva di fauna marina dalla casa pompeiana VIII, 2, 16, e soprattutto un rarissimo e realistico ritratto femminile a mosaico dalla casa VI, 15, 14 di Pompei.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Sampaolo 1989a; Museo Archeologico 1994; Museo Archeologico 1999; De Caro 2001a.

Collocazione: Piano ammezzato, sale LVII-LIX, LXIV