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Collezione

Napoli antica

La collezione documenta in senso cronologico alcuni tra i più significativi reperti provenienti dalla necropoli di Partenope, il primo abitato rodio o più probabilmente cumano, posto sulla collina di Pizzofalcone ed occupato dalla metà del VII alla metà del VI se. a.C., e dalla Napoli greca e romana, colonia fondata da Atene e Siracusa con apporti Pithecusani tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C., coincidente con il centro storico cittadino.

Storia e formazione: la collezione, inaugurata nel 1999 e collocata al primo piano del Museo nelle sale CXVIII-CXX, documenta in senso cronologico alcuni tra i più significativi reperti della Napoli greca e romana, dai materiali provenienti dal più antico insediamento greco di Partenope, a quelli pertinenti all’area di Neapolis, la “città nuova”, coincidente con l’attuale centro storico.
L’insediamento di Partenope, sorto sulla collina di Pizzofalcone e sull’isoletta di Megaris, ora occupata da Castel dell’Ovo, prende il nome dalla sirena eponima, la cui tomba, secondo la tradizione mitica, era situata nelle vicinanze. Una parte della tradizione storica attribuiva a navigatori Rodii la fondazione di Partenope, mentre un’altra la collegava a Cuma ed alla sua politica di espansione nel golfo di Napoli. Il rinvenimento, negli anni Cinquanta del secolo trascorso, in Via Nicotera sulla collina di Pizzofalcone, di una necropoli sembra testimoniare uno di quegli insediamenti di porti-fortezze cumani posti lungo le coste del golfo di Napoli, un abitato che le tombe ci attestano durato dalla metà del VII alla metà del VI sec. a.C.

Percorso: La documentazione dalla necropoli, di cui non è stato però possibile ricostruire le associazioni dei vari corredi, viene illustrata attraverso la scelta di materiali di importazione greca (in particolare prodotti a Corinto o di tipo ionico) oppure italo-geometrici. Sono inoltre esposti frammenti ceramici rinvenuti in Via Chiatamone, con molta probabilità scivolati dalla soprastante collina di Pizzofalcone, tra cui materiali italo-geometrici, corinzi, in impasto ed in bucchero. Le fonti non indicano la data della fondazione di Neapolis, ma ne riferiscono gli autori: lo storico Strabone, ad esempio, scrive che dopo Dicearchia (Pozzuoli) venne Neapolis, in origine possesso dei soli Cumani, ai quali si aggiunsero Calcidesi, Pithecusani ed Ateniesi, e che per tale motivo la città prese il nome di Neapolis, “città nuova”. Neapolis è quindi strettamente connessa a Partenope ed entrambe dipendono da Cuma e dall’ambiente coloniale euboico. I principali culti della città, rivolti ad Eracle, Apollo e Dioniso, sono di origine euboica, come pure i nomi delle fratrie, sorta di tribù in cui era divisa la popolazione della città. Le testimonianze più antiche dalle necropoli e dalla numismatica attestavano la fondazione della città negli anni immediatamente successivi alla battaglia navale di Cuma (474 a.C.), in cui Cuma ed i suoi alleati, insieme a Siracusa, sconfissero gli Etruschi. Scavi recenti, invece, hanno portato alla luce un tratto di fortificazione databile tra la fine del VI e gli inizi del V sec. a.C. in vico Soprammuro a Forcella. Si devono inoltre aggiungere altre testimonianze archeologiche costituite da materiali rinvenuti in settori della fortificazione di V, IV e III sec. a.C., tra i quali, un frammento di Droop cup attica a figure nere da Piazza San Domenico Maggiore, frammenti di impasto, bucchero ed una kotyle corinzia da San Marcellino, un frammento di testina votiva tardo - arcaica da Sant’Aniello a Caponapoli. L’insieme delle evidenze sembra quindi fare risalire almeno alla fine del VI sec. a.C. la fondazione della città.
Nella sala CXX sono custoditi alcuni dei migliori esemplari di materiale ceramico attico ritrovato nella necropoli di Castel Capuano, l’antico tribunale della città aragonese, tra i quali una pelike a figure rosse con Sileni degli inizi del V sec. a.C., attribuita al Pittore Walters, una kylix a figure rosse del Pittore della Clinica, databile tra il 475 ed il 450 a.C. Nella seconda metà del V sec. a.C. si diffonde l’uso di porre ai piedi del defunto il cratere, vaso in cui viene mescolato il vino in occasione del simposio. Tale usanza, estranea al mondo greco proprio, si ricollega invece a quello etrusco - campano, mettendo in evidenza modelli culturali misti, dovuti alla presenza, in città, di gruppi diversi, greci e di origine campana. Tra gli splendidi crateri a campana o a calice sono esposti quello del Pittore Christie (450-425 a.C.), e del Pittore di Kadmos o Pathos (425-400 a.C.). L’altra grande necropoli neapolitana era quella settentrionale, situata in Via Santa Teresa, i cui materiali sono però in gran parte andati perduti. Tra i vasi esposti è una lekythos attica a figure rosse con Eros e fanciulla della fine del V sec. a.C. Di notevole bellezza è una pelike attica a figure rosse con la nascita di Elena dall’uovo tra i suoi fratelli i Dioscuri, Castore e Polluce, attribuita al Pittore di Nicia, datata alla fine del V sec. a.C. e proveniente da una tomba in Via San Tommaso d’Aquino. Nella stessa sala sono esposti busti e teste fittili femminili connessi probabilmente al culto di Demetra da Sant’ Aniello a Caponapoli, databili dalla fine del V alla fine del IV sec. a.C.
Nella sala CXIX sono documentati i materiali provenienti da sepolture del IV sec. a.C., tra cui produzioni a figure rosse cumane o capuane e, molto raramente, attiche, come un’hydria a figure rosse a rilievo, applicate a stampo, con la rappresentazione di divinità eleusine, della metà del IV sec. a.C. Di grande interesse è anche la fase ellenistica delle necropoli, in particolare di quelle monumentali, databili tra il IV ed il III sec. a.C., scavate nel tufo della collina che sale verso Capodimonte. Tra queste, straordinariamente conservato, è il complesso di Via Cristallini, costituito da quattro ipogei adiacenti con vestibolo a botte o a doppio spiovente, ed ingresso fiancheggiato da due semicolonne. All’interno della camera sepolcrale con copertura a botte, cui si accedeva tramite una scalinata, erano collocati sarcofagi di vario tipo, i più complessi imitano le klinai (letti funebri) e presentano materasso, cuscino e piedi riccamente decorati. Le pareti, sia della camera funeraria che del vestibolo, presentavano notevoli decorazioni architettoniche e pittoriche di chiara ispirazione greca (Macedonia ed Asia Minore). Tra i materiali ivi rinvenuti sono ceramiche campane a figure rosse, a vernice nera, acroma a decorazione vegetale e lineare sovraddipinta di tipo “Kemai”, statuette, frutti ed uova in terracotta, unguentari acromi oppure in vetro, ceramica a pareti sottili, sigillata italica e, soprattutto, numerose iscrizioni con i nomi dei defunti o lastre decorate con raffigurazioni legate al mondo funerario, quali il commiato del defunto. La sala CXIX custodisce anche reperti relativi all’edilizia privata della Neapolis romana (di quella di età greca purtroppo non resta praticamente nulla), quali intonaci in I stile e resti pavimentali in signino collocabili tra il I a.C. e la metà del I sec. d.C. provenienti dalle rampe di San Marcellino, intonaci in II e III stile pertinenti ad una ricca domus da palazzo Corigliano e materiali ceramici attestanti l’occupazione della zona dal V a.C. al I sec. d.C. Dal complesso di Carminiello ai Mannesi provengono, invece, una statua di Satiro acefalo ed una testa di Mercurio con petaso del I sec. d.C. La grande sala CXVIII ospita, infine, una serie di sculture di grande rilievo, tra cui si segnalano la splendida statua marmorea acefala di Nike dalle vicinanze della Chiesa di Sant’ Agata agli Orefici, l’iscrizione funeraria di età imperiale, dedicata ad un atleta con le corone raffiguranti altrettante vittorie da Sant’Anna alle Paludi, entrambe attestanti l’esistenza di edifici per gare ginniche; la statua acefala di Diadumeno da Castel Capuano; i torsi dei Dioscuri recuperati nel 1972 dalla Chiesa di San Paolo Maggiore, l’antico Capitolium, una statua di Iside di età antonina ed, ancora, il bassorilievo di Mitra tauroctono dalla Crypta neapolitana della fine del III - inizi del IV sec. d.C., che, unitamente al mitreo di Carminiello ai Mannesi, testimonia la presenza di questo culto orientale a Napoli. La statua di pescatore negro da una villa marittima della Gaiola ed una statua di Nereide su pistrice, copia romana da un originale ellenistico, ritrovata a Posillipo, ricordano, infine, la destinazione dell’area costiera da Posillipo alla zona flegrea, in età imperiale, a luogo ideale per la costruzione di imponenti complessi residenziali.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Napoli antica 1985; Neapolis 1994; Museo Archeologico 1999; Napoli greca e romana 2000.

Collocazione: Primo piano, sale CXVIII-CXX