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 Anfitrite
dal greco Άμφιτρίτη, divinità greca del mare, figlia di Nereo e Doride e moglie di Poseidone, da cui tentò di fuggire nascondendosi nelle profondità delle acque; scoperta, fu portata al dio su un carro a forma di conchiglia e dalla loro unione nacque Tritone.
 Anna Aurelia Galeria Lucilla
(148 ca. - 183 d.C.) imperatrice romana. Figlia di Marco Aurelio e di Faustina minore, sposò nel 164 d.C. Lucio Vero, dal quale ebbe una figlia. Dopo la morte del marito (169 d.C.), sposò Tiberio Claudio Pompeiano, un semplice cavaliere. Dopo che il fratello Commodo (180 d.C.) divenne imperatore, partecipò ad una congiura contro di lui: nel 182 d.C., dopo il fallito tentativo contro Commodo di cui fu esecutore Claudio Pompeiano Quinziano, fidanzato della figlia di Lucilla e di lei amante, questi venne giustiziato mentre Lucilla fu esiliata a Capri e poi uccisa.
 Annia Galeria Faustina Maggiore
(104 - 141 d.C.) figlia del prefetto M. Annio Vero e di Rupilia Faustina, sposò giovanissima (117 d.C.) il futuro imperatore Antonino Pio. La tradizione la presenta come donna di cattivi costumi, ma l’affetto che le portò il marito e il fatto che il senato dedicasse a lei e ad Antonino un tempio fanno pensare a calunnie. Lo stesso imperatore reagì a queste voci facendole conferire da senato, nel 138 d.C., il titolo di Augusta; a testimonianza della buona armonia dei loro rapporti, inoltre, fece incidere sulle monete la figura della Concordia. Dal loro matrimonio nacquero due figli (M. Aurelio Fulvo Antonino e M. Galerio Aurelio Antonino) e due figlie (Aurelia Favilla e Annia Galeria Faustina, detta Minore). Dopo la morte di lei Antonino fondò un istituzione di beneficenza e le giovinette che erano accolte erano dette puellae Faustinianae. In onore di Faustina furono celebrati giochi ed erette statue.
 Annia Galeria Faustina Minore
(Roma 125 - Halala 175 d.C.) figlia di Faustina Maggiore, sposò nel 145 il cugino Marco Aurelio da cui ebbe, forse, 13 figli. Nel 147, dopo la nascita della primogenita Anna Galeria Aurelia Faustina, le fu conferito il titolo di Augusta, e nel 161 divenne erede dei beni privati del padre. Nel 174, dopo la vittoria di Marco Aurelio sui Quadi, fu acclamata Mater castrorum. Ebbe dal senato molti onori e, come la madre, dopo la morte fu divinizzata; vennero istituite sacerdotesse per il suo culto e fu creata un istituzione di beneficenza sul modello delle puellae Faustinianae. Le fu eretto un tempio ad Halala.
 Antenore
scultore ateniese, attivo nella seconda metà del VI sec. a.C. Sua è la Kore n. 681 dell’Acropoli di Atene (520-510 a.C.), una statua di maestosa fattura, conservata nel Museo dell’Acropoli. Dopo la cacciata dei Pisistratidi, Antenore eseguì il primo gruppo bronzeo dei Tirannicidi Armodio e Aristogitone, poi distrutto, e rifatto da Crizio e Nesiote. Gli Alcmeonidi, avversari dei Pisistratidi, affidarono successivamente ad Antenore l’ideazione delle sculture dei frontoni per il tempio di Apollo a Delfi (513-506 a.C.).
 Anteo
dal greco Άνθεύς,Gigante, figlio di Poseidone e Gaia, costringeva tutti i viandanti a combattere contro di lui.
 Antesterie
feste dionisiache primaverili celebrate annualmente ad Atene ed in alcune città della Ionia i giorni 11-13 del mese di Antesterione (tra febbraio e marzo). Nel primo giorno, detto Pithoegia, si aprivano i contenitori del vino novello, che poi veniva bevuto il giorno seguente da adulti e bambini. Lo stesso giorno avveniva anche la processione in onore di Dioniso, il cui simulacro veniva portato al di sopra di un carro navale per poi congiungersi ritualmente con la moglie dell’arconte. Nell’ultimo giorno di festa, detto dei Chytroi, si preparava una zuppa e frutti venivano offerti ad Hermes Chtonios. La festa mostra quindi un doppio carattere nella apertura dei pithoi (contenitori per il vino), che simboleggiavano, da un lato, l’apertura verso l’aldilà, dall’altro, il risveglio della natura nel periodo primaverile.
 Antigono I Gonata
(320-239 a.C.), re di Macedonia (276-239), figlio di Demetrio Poliorcete. Collaborò attivamente con il padre nella lotta con gli altri diadochi per la supremazia sulla Grecia. soprattutto, dopo che Demetrio, partito per l’Asia, vi fu vinto e fatto prigioniero (285). Alla morte del padre dovette sconfiggere numerosi pretendenti al trono della Macedonia, precipitata nell’anarchia in seguito alle lotte tra Pirro e Demetrio; Vi riuscì anche grazie all’accordo con Antioco I di Siria, in base al quale Antigono si riservava la Macedonia e Antioco l’Asia, e alla vittoria sui galati (277). Scacciato da Pirro nel 274, potè riconquistare il suo regno solo dopo la morte di quest’ultimo (272). Lottò a lungo contro la Lega achea, domò la rivolta di Atene e Sparta nella cosiddetta guerra cremonidea (266-264) e riportò sull’Egitto le vittorie navali di Coo (258) e di Andro (243 ca.) che gli assicurarono il dominio del mar Egeo. Il suo regno rappresentò un momento di vitalità culturale e di rafforzamento militare per la Macedonia; egli potenziò la flotta ed immise nell’esercito una notevole quantità di mercenari, soprattutto, celti.
 Antimaco di Colofone
(fine V sec. a.C.) poeta greco. Poco si conosce della sua vita ma notevole è la sua importanza nella storia letteraria: rinnovò la poesia attica, inventò l’elegia narrativa ed anticipò i caratteri tipici della poesia alessandrina. Delle sue opere rimangono alcuni titoli (Artemide e Déltoi) e frammenti di un poema epico, intitolato Tebaide, e di una raccolta di elegie, che portava il nome della donna amata, Lide. Come erudito curò un’edizione del testo omerico. Fu variamente giudicato dagli antichi, Platone, ad esempio, fu tra i suoi ammiratori.
 Antinoo
bellissimo giovinetto asiatico, nativo di Bithynium, divenne il favorito dell’imperatore Adriano, che ebbe per lui una forte passione. Essendo morto prematuramente, nel 130 d.C., in Egitto, Adriano fondò una città nel luogo in cui era morto ed istituì una festività nel ricordo del giorno della sua nascita; diede il via inoltre al culto del giovinetto, che ebbe una certa diffusione, sebbene soprattutto in Asia Minore e che durò finché Adriano fu in vita. L’imperatore fece riprodurre l’effige del giovane su alcune serie monetali ed eseguire molte statue del giovane, caratterizzate da una forte aderenza a schemi iconografici classici.
 Antioco I Sotere
(325 ca. - 261 a.C.), figlio di Seleuco I Nicatore, regnò dal 293 a.C. Nel periodo precedente l’assunzione al regno aveva contribuito alla vittoria su Antigono Monoftalmo ed era stato governatore delle province al di là dell’Eufrate. Dopo aver stroncato una minacciosa invasione dei Galati (277), donde l’epiteto di Salvatore (Soter), fece uccidere il figlio Seleuco, che gli si era ribellato. Sostenne con esito sfortunato una lunga lotta con Tolomeo Filadelfo ed Eumene di Pergamo. Nonostante le perdite subite, lasciò il regno su solide basi e favorì il processo di ellenizzazione.
 Antioco IV Epifane
(215-164 a.C.), figlio di Antioco III, nel 175 a.C. successe al fratello Seleuco IV sul trono di Siria, grazie all’appoggio dei Romani. Riconquistò la Fenicia e la Palestina ed occupò per due anni l’Egitto, approfittando della minore età di Tolomeo Filometore; fu, però, costretto a rinunciare alla conquista dagli stessi Romani. Svolse, durante il regno, una politica di ellenizzazione basata sulla violenta imposizione di istituzioni e credenze religiose greche. In questa sua opera trovò forte opposizione soprattutto da parte degli Ebrei, dai quali fu combattuto accanitamente, sotto la guida dei Maccabei, come empio spregiatore delle loro tradizioni e profanatore del Tempio, venendo sconfitto più di una volta. Morì durante una spedizione nelle regioni orientali.
 Antiope
dal greco Άντιόπη, figlia di Nitteo, fu amata da Zeus, dal quale generò Anfione e Zeto.
 Antonia Minore
(36 a.C. - 37 d.C.), sorella di Antonia Maggiore, figlia del triumviro Marco Antonio e di Ottavia (sorella di Augusto), sposò il fratello di Tiberio, Druso, da cui ebbe tre figli: Germanico, Livilla ed il futuro imperatore Claudio. Spinse Tiberio contro Seiano. Dal successivo imperatore Gaio Caligola, suo nipote, fu dapprima tenuta in grande onore poi indotta al suicidio o, forse, avvelenata.
 Anubi
dio egiziano, originario del XVII nomos dell’Alto Egitto, è il dio della morte, a volte anche degli inferi, e presiedeva alle cerimonie funerarie. In un secondo momento entrò nel culto alessandrino di Serapide e di Iside. In base alle tradizioni sua madre è Hesat o Bast con un padre sconosciuto, oppure Nefti, in questo caso suo padre sarebbe Set, Ra oppure Osiride. Sua sorella è Kebechet. Il suo nome egiziano era Inpu ed il centro del suo culto era a Cinopoli. Fu identificato con Ermes sotto il nome di Ermanubi. È rappresentato con la testa di sciacallo o di cane, ed il suo simbolo è lo sciacallo, animale che, nutrendosi di carogne, è strettamente connesso alla morte. Nell’iconografia viene rappresentato come un uomo con testa canina e grandi orecchie che brandisce una frusta.
 Apelle
celebre pittore greco vissuto, nel IV secolo a.C., ad Efeso e Cos. Ritrattista ufficiale di Alessandro Magno, famoso per l’accentuato naturalismo, i giochi prospettici, l’esemplare uso del chiaroscuro.
 Api
dio solare egizio venerato a Menfi (Basso Egitto) sotto forma di toro. Incarnazione del dio Ptah, nelle raffigurazioni porta un disco solare sul capo.
 Apollo
dal greco Απόλλων, originario dell’isola di Delo, figlio, con la gemella Artemide, di Zeus e Latona, era solitamente armato di arco e frecce perché poteva diffondere morte ed epidemie, ma era in grado di aiutare gli uomini se opportunamente onorato. Padre di Asclepio, dio della medicina, proteggeva le arti e guidava le Muse. Divinità profetica, esercitava questa sua prerogativa in vari santuari, fra cui il più celebre era certamente quello di Delfi; in età coloniale, infatti, nessuna spedizione partiva senza aver prima consultato il suo oracolo. L’identificazione con il dio del Sole è tarda, influenzata da apporti egiziani: in Omero le due divinità sono perfettamente distinte. Ebbe diversi amori, molto celebre la vicenda che lo lega a Dafne, trasformata in alloro per sfuggirgli, quello stesso alloro che divenne il simbolo del dio; ma è anche noto l’amore per Cassandra, che da lui ricevette il dono della profezia, e l’unione con Calliope o Urania, da cui ebbe due celebri cantori, Orfeo e Lino. Sacri gli erano il delfino, il cigno, l’alloro, l’arco e la cetra. Nella religione romana tradizionale non esisteva un culto di Apollo, che venne introdotto a Roma solamente dopo il contatto con la Grecia.
 Apollonios
incisore di gemme vissuto nella seconda metà del I secolo a.C., celebre per la sua capacità di dare fluidità al disegno lineare e morbidezza al trattamento delle superfici. Il suo nome è inciso su uno splendido intaglio in ametista custodito nel Museo Archeologico di Napoli (inv. 26070), e su un granato da Kerč con testa-ritratto di Asandros, re del Ponto della seconda metà del I secolo a.C.
 Arato di Soli
(Soli, Cilicia 315 a.C. ca. - 240 ca. a.C.), poeta greco vissuto per la maggior parte della vita alla corte di Antigono Gonata, sovrano di Macedonia, del quale divenne quasi il poeta ufficiale. Della sua opera ci è giunto solo un poemetto didascalico, intitolato I fenomeni, una trasposizione in versi delle teorie dell’astronomo Eudosso di Cnido. Del poemetto conosciamo, fra le altre, anche la traduzione latina ad opera di Cicerone.
 Arcadia
in Grecia, regione del Peloponneso centrale.
 Archidamo III
(400 ca. - 338 a.C.), sovrano spartano della dinastia degli Europontidi,nel 361 a.C. successe al padre Agesilao. Valente soldato, portò in salvo gli eserciti spartani dopo la sconfitta di Leuttra (371), combatté gli Arcadi (367 e 364) ed Epaminonda (362). Soccorse i Focesi nella prima parte della guerra sacra; venne sconfitto in Puglia dove si era schierato con i Tarentini contro i Lucani.
 Area falisca
zona corrispondente all’attuale territorio tra l’alto Lazio e l’Umbria.
 Ares
dal greco Άρης, nella mitologia greca figlio di Zeus ed Hera, dio greco della guerra, di frequente raffigurato in compagnia di Afrodite, con cui generò Eros, Armonia, Anteros, Deimos e Phobos. Raffigurato con corazza, elmo, scudo, lancia e spada, nel mondo romano venne identificato con Marte.
 Argo
Geografia: antichissima città greca del Peloponneso nordorientale, assediata da Pirro, che qui trovò la morte nel 272 a.C., passò poi sotto il dominio di Roma nel 146 a.C.
Mitologia: in greco Άργος, nella mitologia greca nome di vari eroi, uno dei quali, figlio di Zeus e di Niobe, ottenne il potere di re sul Peloponneso a cui diede il nome. l’Argo più noto è, però, il pronipote del precedente dotato di uno o, secondo altri, di quattro occhi, ma non mancano versioni che gli attribuiscono un’infinità di occhi. Provvisto di una forza prodigiosa liberò l’Arcadia da un toro che devastava il paese e da un Satiro che rapiva le mandrie degli Arcadi. Uccise, inoltre, Echidna, figlia del Tartaro e di Gea che s’impadroniva dei passanti. Era lo incaricò di custodire Io, trasformata in vacca, di cui era gelosa. Argo, infatti, grazie ai suoi occhi poteva sorvegliarla continuamente, perchè una parte di questi restava aperta anche mentre dormiva; venne però ucciso da Ermes su ordine di Zeus. Era, allora, trasportò i suoi occhi sulla coda del pavone, uccello a lei sacro. Argo nella mitologia greca è anche il nome della nave impiegata da Giasone per riconquistare il vello d'oro.
 Argolide
in Grecia, regione del Peloponneso tra il golfo di Egina e quello di Nauplia, famosa per le città di Corinto, Argo, Micene, Epidauro e Tirinto e, dunque, per la fioritura e lo splendore della civiltà micenea.
 Arianna
dal greco Άριάδνη, figlia di Minosse e Pasifae, s’innamorò di Teseo, recatosi a Creta per uccidere il Minotauro. Dopo averlo aiutato a fuggire dal labirinto in cui era imprigionato, fuggì con lui per evitare l’ira di Minosse. Sull’isola di Nasso fu però abbandonata da Teseo. In preda a profonda disperazione fu vista da Dioniso che, colpito dalla sua bellezza, se ne innamorò e dopo averla sposata, la condusse tra gli dei sull’Olimpo.
 Aristea e Papia
coppia di scultori di Afrodisia (in Caria), di cui abbiamo notizia grazie all’iscrizione sul plinto di due centauri provenienti da Villa Adriana a Tivoli e conservati presso i Musei Capitolini. Il tipo iconografico del centauro è di scuola rodia, ma i due scultori lo ripropongono in una veste formale del tutto nuova.
 Aristodemo
(VIII a.C.) re di Messene. Fu l’eroico protagonista della prima guerra messenica, nella quale, dopo una vittoria sugli Spartani, fu sconfitto sul monte Itome (726 a.C.). Tale sconfitta portò come conseguenza la riduzione dei Messeni allo stato di iloti. Secondo una leggenda si uccise, tormentato dal rimorso, sulla tomba della figlia, Merope, da lui sacrificata per esaudire un oracolo fallace che gli aveva predetto la vittoria se avesse immolato una vergine.
 Aristofane
commediografo greco nato ad Atene nel 445 a.C. ca. ed ivi morto nel 388 a.C. ca. Della sua produzione teatrale, ispirata a mettere in ridicolo gli aspetti della vita quotidiana, sociale e politica della sua città natale, restano circa trenta titoli, vari frammenti ed undici commedie intere, caratterizzate, come nelle opere della Commedia antica, dalla presenza del coro e da una visione conservatrice ed utopicamente nostalgica del glorioso passato di Atene.
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