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 Aristotele
(Stagira 384 - Calcide 322 a.C.) filosofo greco. Delle sue tante opere conosciamo i cd. scritti acromatici o esoterici, non destinati al pubblico, mentre gli scritti essoterici, ossia destinati alla pubblica circolazione sono andati perduti e ne restano solo testimonianze e citazioni di altri autori. Il corpus delle sue opere può essere fondamentalmente suddiviso in quattro gruppi: scritti di logica, noti sotto il nome di Organon (Strumento); scritti di filosofia della natura o di fisica (Fisica, Il cieloL’anima, Il senso, ecc.); quattordici libri raccolti sotto il nome di Metafisica, cosiddetti perché venivano dopo gli scritti di fisica (Etica eudemea, Etica nicomachea, Politica, Poetica, Retorica, ecc.); scritti dubbi ed apocrifi (Retorica ad Alessandro). Vanno ricordati infine vari scritti storici, naturalistici ed etici.
 Armodio e Aristogitone
nobili ateniesi che, nel VI sec. a.C., tramarono l’uccisione del tiranno Ippia e del fratello Ipparco, figli di Pisistrato. Nell’attentato (514 a.C.) caddero Ipparco ed Armodio, mentre, Aristogitone venne in seguito giustiziato. Dopo la fine della tirannide ( 510 a.C.), la tradizione onorò Armodio e Aristogitone come primi rivendicatori della libertà ed eroici “tirannicidi”.
 Armonia
dal greco Αρμονία, simbolo della concordia e dell’equilibrio, figlia di Ares ed Afrodite, alle sue nozze con Cadmo, re di Tebe, parteciparono tutte le divinità, ma Atena, gelosa di Ares, ed Efesto, geloso di Afrodite, portarono rispettivamente un peplo ed una collana intrisi di un filtro che provocarono la discordia tra i suoi figli.
 Arpocrate
forma grecizzata del dio egizio Horus, figlio di Iside e Serapide, rappresentato come un bimbo con l’indice alla bocca, e, per questo, considerato nel mondo greco-romano dio del silenzio.
 Artemide
dal greco Άρτεμις, figlia di Zeus e Latona, sorella gemella di Apollo e con lui nata nell’isola di Delo, dea greca della caccia e degli animali, spesso rappresentata con arco e frecce. Nel mondo romano fu assimilata a Diana ma con accentuati caratteri lunari, al punto da essere identificata con Selene, personificazione della Luna, e considerata protettrice dei giovani, delle spose, delle fanciulle e delle partorienti. Sacri le erano il cervo, il cinghiale ed il cane. In Grecia il suo culto si può ricondurre a quattro tipi principali: Artemide arcade, Artemide efesina, Artemide taurica ed Artemide come sorella di Apollo. Il culto in Arcadia non collegava in alcun modo Artemide ad Apollo e la venerava come signora delle fiere, dedita alla caccia su un carro trainato da quattro cerve dalle corna d’oro. Ad Efeso, invece, i Greci eressero un grande santuario, certo il più famoso, in onore di una divinità della terra e della fecondità il cui culto essi trovarono nella Ionia quando vi fondarono le loro colonie, e alla quale diedero il nome di Artemide; secondo Callimaco il culto sarebbe stato introdotto nell’Asia Minore dalle Amazzoni. L’Artemide della Tauride (odierna Crimea) era una divinità alla quale si immolavano gli stranieri che il mare gettava sulle coste della regione. Il mito di Ifigenia segna l’introduzione di questo culto in Attica, in particolare a Braurone. In quanto sorella di Apollo, Artemide presenta le stesse caratteristiche del dio: è armata di arco e frecce, diffonde malattie ed epidemie fra uomini ed animali, ma ha anche la capacità di allontanare il male e di alleviare le sofferenze.
 Ascanio
dal greco Ασκάνιος, nella mitologia greca figlio di Enea e di Creusa, da fanciullo fu portato via dal padre durante la presa di Troia, accompagnandolo in Italia, dove fondò la città di Alba Longa. Fu anche chiamato Iulo, e per questo motivo la famiglia romana degli Iulii o Giuli, lo considerarono proprio antenato.
 Asclepio
dal greco Ασκληπιός, dio greco della medicina concepito da Apollo e Coronide, figlia del re dei Lapiti; durante la gestazione Coronide si innamorò di uno straniero, Ischi, proveniente dall’Arcadia, suscitando per questo la reazione di Apollo che, informato da un corvo, uccise gli amanti. Prima che il cadavere della madre venisse arso sul rogo, tuttavia, il dio si preoccupò di salvare il bambino non ancora nato, e lo affidò al centauro Chirone, il quale lo rese esperto nell’arte della caccia e, soprattutto, nella medicina. Ben presto Asclepio divenne talmente bravo da riuscire e resuscitare i morti, ma questo gli attirò la punizione di Zeus il quale, preoccupato che gli uomini potessero sfuggire alla morte, lo incenerì. Apollo ottenne allora che il figlio venisse collocato in cielo, fra le stelle, dove lo si identificava con la costellazione del Serpentario. Secondo altre tradizioni Asclepio sarebbe stato originario di Epidauro, dove peraltro si trovava il santuario più famoso a lui dedicato; nel 417 a.C. divenne divinità panellenica e, da allora, ogniqualvolta veniva eretto un tempio a lui dedicato vi si trasferiva un serpente proveniente dal santuario di Epidauro. Suoi simboli sono il serpente, ritenuto istintivamente capace di trovare le erbe mediche, nonché simbolo del rinnovamento, ed il cane.
 Asstea
ceramografo vissuto a Paestum intorno alla metà del IV secolo a.C. Fu uno dei più celebri protagonisti della ceramica italiota, famoso per la simmetria e l’accuratezza del disegno, la cui influenza restò a lungo in tutta l’Italia meridionale. Restano diverse sue opere, spesso firmate, tra cui si ricordano: una lekythos con Eracle nel giardino delle Esperidi, un cratere a campana con Cadmo che uccide il serpente, un cratere a calice con Frisso ed Elle ed un cratere a calice con la pazzia di Eracle.
 Astarte
divinità fenicio-cananea dell’amore sessuale, della fertilità e della guerra, corrispondente all’Ishtar mesopotamica e all’Astarte Atargatis siriana. Il suo culto, che comprendeva riti licenziosi fra cui la ierodulia (prostituzione sacra), si diffuse anche in Egitto, dove fu identificata con Iside ed Hator, e in Grecia, dove fu identificata con Afrodite.
 Astianatte
dal greco Αστυάναξ, figlio di Ettore ed Andromaca, ucciso, ancora bambino, durante la conquista di Troia, da Neottolemo.
 Atena
dal greco Αθήνα, dea greca protettrice dell’Attica ed eponima della città di Atene, figlia di Zeus e di Metis. Gea ed Urano avevano predetto a Zeus che la sua sposa gli avrebbe dato un figlio estremamente astuto e prepotente, destinato a diventare re degli uomini e degli dei; pertanto Zeus inghiottì Metide, che stava per dargli appunto un figlio, e la tenne nelle sue viscere, in modo tale da riservare a sé solo i suoi saggi consigli (Metis significa appunto “il saggio consiglio”). Così Athena nacque dalla testa di Zeus, già vestita della sua rilucente armatura; fu allevata dal dio fluviale Tritone, con la cui figlia, Pallante, crebbe esercitandosi nel combattimento. Era rappresentata come una dea vergine, che racchiudeva in sé le prerogative di potenza e di saggezza che le venivano dai genitori, ed era la seconda divinità dell’Olimpo in ordine di importanza dopo Zeus. Proteggeva lo Stato, ma anche l’agricoltura, tanto da esser ricordata come colei che introdusse l’ulivo in Attica, oltre ad essere patrona delle arti. Era una divinità della guerra che attuava contro i nemici dell’ordine, della legge e della giustizia. La particolare venerazione riservata alla dea da parte dell’Attica era legata alla contesa scoppiata fra Athena e Poseidone per il predominio su quella terra: Zeus decretò, per porre fine alla contesa, che entrambi avrebbero dovuto dare agli uomini il migliore dono possibile, e che fosse Cecrope, re della regione, a scegliere fra i due. Cecrope scelse l’ulivo di Athena, superiore alla sorgente di acqua salata fatta scaturire da Poseidone, pianta che ancora in età storica era conservata e venerata nell’Eretteo. Fu identificata nel mondo romano con Minerva; suoi animali sacri erano il gallo e la civetta
 Atena Lemnia
statua bronzea della dea dedicata dai cleruchi ateniesi di Lemno sull’Acropoli di Atene intorno al 450 a.C., che Pausania definì come “la più degna di esser vista tra le opere di Fidia” (I, 28, 18-19). Era collocata proprio accanto ad una statua di Pericle, presso l’angolo nord-est della fronte orientale dei Propilei. Nel 1893 il Furtwängler ricostruì il prototipo, congiungendo la bellissima testa femminile della collezione Pelagi, conservata al Museo Civico di Bologna, con un torso di Atena, custodito nel museo di Dresda.
 Atlante
dal greco Άτλας, figlio di Giapeto, uno dei Titani, e della ninfa Climene, fratello di Prometeo, per la sua insurrezione fu punito da Zeus a reggere la volta celeste.
 Attalidi
dinastia dei sovrani di Pergamo, la quale prese il nome da un semileggendario Attalo di Tio in Paflagonia, padre di Filetero (m. 263 a.C.). Appartennero a questa dinastia Eumene I, Attalo I, Eumene II, Attalo II e Attalo III. Caratteristiche della politica degli Attalidi furono il mecenatismo, che trasformò Pergamo in un centro culturale di primo piano nel mondo ellenistico, e l’alleanza con Roma, che assicurò alla dinastia la preminenza in Asia Minore e che contribuì alla penetrazione dei Romani in quelle regioni.
 Attalo II Filadelfo
figlio di Attalo I Sotere, cooperò con il fratello regnante Eumene II (197-159 a.C.) appoggiando i Romani e combattendo contro i Galati, contro Prusia re di Bitinia e contro Fornace re del Pinto; dopo la morte del fratello governò (159-138 a.C.) come tutore del futuro Attalo III.
 Atteone
dal greco Ακτάιων, figlio di Aristeo ed Autonoe, fu allevato dal Centauro Chirone, da cui apprese l’arte della caccia. Per aver spiato di nascosto Artemide in procinto di bagnarsi ad una fonte, fu trasformato in cervo dalla dea, che rese furiosi i 50 cani della sua muta, i quali non riconoscendolo lo sbranarono sul monte Citerone.
 Attica
regione continentale della Grecia in cui sorge Atene, cuore della vita politica, economica e culturale di tutto il mondo greco.
 Augustali
collegio di persone, reclutate principalmente fra i liberti, addette alla celebrazione del culto della gens Iulia, della famiglia di Augusto e degli imperatori che in seguito gli succedettero. Avevano particolari obblighi ed oneri di carattere finanziario; la loro istituzione era favorita dall’imperatore e dalle autorità locali, che se ne servivano per legare le masse al culto imperiale.
 Aulide
città costiera della Beozia, dove secondo il racconto di Omero, si sarebbero raccolte le navi greche in partenza per Troia.
 Aurunci
antica popolazione italica stanziata tra i monti di Roccamonfina e la costa tirrenica a confine tra Campania e Lazio con capitale Sessa Aurunca. Dopo aver lottato a lungo contro i Romani nei primi tempi della Repubblica, furono sottomessi nel 345 a.C.
 Automedonte
auriga e compagno di combattimento di Achille, dopo la sua morte passò al servizio del figlio di questi, Neottolemo, partecipando poi alla conquista di Troia.
 Baal
originariamente, appellativo, di origine semitica, con il significato di “signore”. In senso più specifico, indicò poi Hadad (o Adad), divinità mesopotamica e Cananea dei fenomeni atmosferici e della fecondità stagionale, che in età ellenistica assunse carattere solare. Baal diede il nome alla città fenicia della Celesira (Baalbek), sulle pendici occidentali dell’Antilibano; in età ellenistica, fu assimilato ad Elios (poi a Zeus), donde il nome di Eliopoli, conferito in seguito alla città. Baalbek, divenuta colonia romana sotto Augusto, godette di particolari privilegi per la fama del suo santuario, dove si adorava una triade fenicia identificata con Giove, Mercurio e Venere. Il santuario originario fu ingrandito da Antonino Pio (138-161 d.C.), che iniziò la costruzione di un complesso monumentale di tre templi; Settimio Severo (193-211 d.C.) portò a termine il tempio di Giove Eliopolitano; Filippo L’Arabo (244-249 d.C.) i propilei.
 Baccante
v. Menade.
 Bacco
v. Dioniso.
 Baia
località residenziale di età imperiale oggi parzialmente sommersa, sita in Campania. In origine essa fu probabilmente il porto di Cuma, ma divenne presto per la mitezza del clima, la presenza di acque termali e la bellezza dei luoghi un centro rinomato, dapprima frequentato dalla classe dirigente romana, che qui edificò numerose ville, in seguito residenza imperiale.
 Bassiano Aurelio Antonino
detto Caracalla, figlio di Settimio Severo, nato nel 188 d.C., fu imperatore romano dal 211 d.C. insieme col fratello Geta. Cominciò nel 213 d.C. la guerra contro Alemanni e Catti, nel 214 d.C. nel basso Danubio, quindi contro i Parti, in Egitto nel 215 d.C. e di nuovo contro l’Armenia e i Parti nel 216 d.C. Nel 217 d.C., per le sue crudeltà, fu ucciso in Mesopotamia, dove svernava.
 Bast
divinità egiziana raffigurata con corpo di donna e testa di gatto. Alle origini Bast era una divinità del culto solare, ma quando l’influenza greca si estese sulla società egiziana, divenne una dea lunare, in quanto i Greci la identificarono con Artemide. Inizialmente veniva raffigurata come un gatto selvatico del deserto oppure come una leonessa, solo a partire dal 1000 a.C. cominciò ad essere rappresentata come un felino domestico. Bast oltre ad essere figlia del dio del sole era considerata uno degli "Occhi di Ra", nel senso che veniva mandata specificamente dal dio ad annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei.
 Bastarni
eponimo germanico designante un popolo stanziato al principio del II sec. a.C. sulla sponda sinistra del Danubio, presso la foce. Nel 182 a.C. Filippo V di Macedonia pensò di farli scendere nella penisola Balcanica fino in Tracia, come contrappeso ai Cardani, e per servirsene più tardi durante l’invasione dell’Italia, ma la morte gli impedì di realizzare questi progetti. Sotto Perseo, tuttavia, i Bastarni, guidati da Clondico, attaccarono i Cardani molestandoli con gravi incursioni. Più tardi i Bastarni appaiono annoverati tra gli alleati di Mitridate e tra i popoli sui quali Pompeo trionfò nel 61 a.C.; nello stesso anno sconfissero il proconsole Gaio Antonio, mentre nel 29 a.C. vennero battuti da M. Licinio Crasso. Nel suo testamento Augusto ricorda che i Bastarni chiesero, insieme agli Sciti, l’amicizia del popolo romano. Nel III sec. d.C., sotto l’impero di Probo, si stanziarono sulla sponda destra del Danubio.
 Bellerofonte
figlio del re di Corinto, Glauco, e di Eurimede, fu così chiamato dopo aver ucciso un nemico di nome Bellero. Dopo l’uccisione, per purificarsi, si recò a Delfi, dove ebbe il responso di andare alla corte di Preto. La moglie del re se ne innamorò e, vistasi respinta, lo accusò presso il marito di averla insidiata. Preto allora, per non macchiarsi di un omicidio, lo mandò dal suocero Iobate, re della Licia, a cui fece pervenire una lettera nella quale gli chiedeva di metterlo a morte. Iobate incaricò allora Bellerofonte di uccidere la Chimera, impresa che egli riuscì a portare a compimento con l’aiuto di Poseidone, da cui ricevette in dono Pegaso, e di Athena, che gli diede, invece, il morso d’oro necessario a trattenere il cavallo alato. Volando, Bellerofonte riuscì ad uccidere il mostro con le sue frecce. Iobate tentò ancora di provocarne la morte: lo inviò in guerra contro i Solimi e contro le Amazzoni e gli tese delle trappole tramite i suoi guerrieri più valorosi, ma l’eroe ne uscì sempre invitto. Il re decise allora di cambiare atteggiamento, dandogli in sposa la propria figlia e nominandolo suo successore. Dopo tante imprese, però, Bellerofonte si inimicò gli dei: volle infatti raggiungere l’Olimpo in sella a Pegaso che, morso da un tafano inviato da Zeus, lo disarcionò, lasciandolo cadere nella pianura di Alero. Qui, cieco o zoppo, l’eroe visse errante, rifuggendo qualsiasi contatto umano.
 Beozia
in Grecia, regione a nord dell’Attica, famosa per la città di Tebe.
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