Storia e formazione: la sezione dedicata agli affreschi di Pompei comprende le pitture che vennero staccate dal sito dalla metà del XVIII fino a tutto il XIX secolo ed, in casi eccezionali, anche nel corso del Novecento, sacrificando l’unitarietà delle pareti originarie.
Percorso: l’allestimento è da un lato cronologico e dall’altro tematico, non manca la contestualizzazione di alcuni complessi significativi, come quelli della Casa di Meleagro e della Casa dei Dioscuri (sala LXXII). La collezione delle pitture del Museo costituisce un eccezionale documento della pittura di età romana, nella sua evoluzione e varietà, a partire dal cosiddetto II stile, poiché le pitture di I stile, non essendo figurate, non vennero mai staccate per le raccolte museali.
Il II stile, pur presente nelle abitazioni urbane, trova la sua migliore manifestazione nelle ville dell’ager Pompeianus, come nella Megalografia con principe macedone e filosofo dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale.
Il pieno III stile, che si colloca tra l’età augustea e la prima età giulio-claudia, ci ha lasciato esempi di grande qualità, sia nelle ville extraurbane, sia nelle case cittadine. Tra i primi si inserisce la villa di Boscotrecase, appartenuta ad Agrippa Postumo (sala LXX), nota per la raffinata esecuzione dei quadretti idillico-sacrali, come quello inserito nel pannello centrale di una tipica parete di III stile, con sottili colonne e pilastri coperti di ornati policromi elaborati con gusto miniaturistico. La parete è dominata dal grande quadro centrale raffigurante un santuario campestre, con una colonna che regge sull’abaco il vaso rituale e l’albero sacro sullo sfondo. Tuttavia sono soprattutto i quadri di soggetto narrativo-mitologico, copie o rielaborazioni di celebri originali della pittura greca classica ed ellenistica, che connotano questa fase e che appassionarono la corte borbonica, dando l’occasione di realizzare una vera e propria pinacoteca di quadri di “arte greca”, motivo ispiratore della selezione per le collezioni del Real Museo. Lo stesso criterio doveva essere verosimilmente tenuto in considerazione dagli stessi committenti antichi, come appare, ad esempio, nella decorazione della Casa di Giasone (sala LXX) che manifesta, nei quadri raffiguranti Medea che medita di uccidere i figli, Fedra con la nutrice, Paride ed Elena, una scelta iconografica ispirata al tema della fatalità dell’amore delle eroine antiche.
Il passaggio tra il III ed il IV stile avvenne nel periodo tra Claudio e Nerone: in questa fase si ritrova il gusto per le architetture scenografiche, prive però della profondità illusionistica del II stile. Tuttavia, si impongono ancora i quadri mitologici, con temi ripetuti più volte, come quello di Perseo ed Andromeda, dal quale però si distingue l’esemplare proveniente dalla Casa dei Dioscuri (sala LXXII) che, nella composizione e nella concezione delle figure, risale all’originale greco, forse opera di Nicia. Tra i temi preferiti erano anche gli amori di Marte e Venere, conosciuti in oltre trenta copie, o le imprese di Ercole, o ancora la storia di Didone abbandonata, che ricorre in cinque quadri pompeiani ispirati ad uno dei più noti soggetti iconografici desunti dal mito delle origini di Roma celebrato nell’Eneide. Altre iconografie sembrano più rare, come l’affresco raffigurante Enea ferito (sala LXXIII). Un gruppo di pitture, di notevole bellezza, proviene dalla Casa del Poeta Tragico (sala LXXIII): esse rappresentano la Ierogamia di Zeus e Hera, Achille e Briseide, ed il Sacrificio di Ifigenia. Tuttavia la parete di IV stile non esauriva il tema figurativo solo nel quadro mitologico centrale, ma presentava inoltre quadretti minori, vignette, fregi, molto spesso con Eroti, soggetti di origine ellenistica che vengono raffigurati, insieme alle loro compagne, le Psychai, come bambini occupati nelle più svariate attività umane degli adulti.Un tema a parte, nelle pitture, è costituito dal paesaggio, in origine rappresentato sullo sfondo delle scene mitologiche di gusto idillico, poi come paesaggio nilotico, popolato da pigmei, coccodrilli ed altri animali, più noti dopo la conquista romana dell’Egitto. A volte compare, specie nella pittura di III e IV stile, il paesaggio architettonico, rappresentato, in particolare, dalla villa d’otium, con i suoi giardini ed i suoi porticati.
In età romana il ritratto dipinto assunse un singolare rilievo, sebbene siano assai pochi gli esemplari conservati (sala LXXVIII); tra questi particolarmente celebri sono la cd. Saffo e la coppia di Paquio Procolo e sua moglie. Di notevole interesse sono, inoltre, le pitture con nature morte (sala LXXIV), che gli antichi chiamavano xénia (parola greca che significa “doni ospitali”). Tale termine indicava in origine la frutta, la verdura, le uova che il padrone di casa soleva fare pervenire crude ai suoi ospiti nelle stanze, perché potessero prepararle come desideravano. Successivamente, come segnalato da Vitruvio, il nome passò ad indicare i quadretti dipinti con quegli stessi soggetti. Tra i più raffinati e belli sono quelli provenienti, dai Praedia di Julia Felix a Pompei.
Oltre alla pittura degli stili pompeiani, è presente un altro fillone più popolare, realizzato per fini pratici come le insegne di bottega, la decorazione delle taverne o di altri simili esercizi commerciali. Dipinta con corsività e senza ricercatezza, essa otteneva comunque l’obiettivo di cogliere l’attenzione dell’ipotetico cliente o viandante con la sua vivacità. Fanno parte di questo genere le pitture dei larari (sala LXXV), le scene di vendita, di lavoro, di taverna.
Nella pittura romana si diffuse, infine, un altro tema iconografico di grande rilevanza: quello del giardino. Le pitture con tale soggetto erano spesso utilizzate sulle pareti degli stessi giardini, ma anche dei triclini e dei cubicoli, con la funzione di ampliarne prospetticamente le dimensioni, o di creare una vista fittizia su cespugli o boschetti. Spesso allusivamente presenti in queste pitture sono i richiami al mondo dionisiaco ed afrodisiaco, rifugi di felicità. Durante il IV stile, dall’età claudio-neroniana in poi, la pittura si arricchisce inoltre con paesaggi popolati da animali selvatici, raffigurazioni di ambienti esotici e lontani dalla quotidianità.