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Collezione Farnese - Sculture e Terme di Caracalla

Nella sezione è esposto parte del colossale apparato decorativo scultoreo appartenente alle Terme di Caracalla, edificate a Roma dall'imperatore Caracalla e dai suoi successori nel III sec. d.C. Le opere più celebri sono il Toro, forse la più grande scultura giuntaci dall'antichità, e l'Ercole dello scultore ateniese Glykon.

Storia e formazione: la sezione espone parte dell’insigne apparato decorativo scultoreo appartenente alle Terme di Caracalla, uno dei più grandiosi complessi termali imperiali, edificato sull’Aventino dall’imperatore Caracalla durante il suo regno (211-217 d.C.) ed ampliate, con l’aggiunta di un recinto, dagli imperatori Elagabalo (218-222 d.C.) ed Alessandro Severo (222-235 d.C.). La prima esplorazione del complesso avvenne sotto il pontificato di Sisto IV (1471-1484); più tardi, nel 1545-1546, Paolo Farnese promosse nuovi scavi, spinto dall’esigenza di recuperare materiali per la costruzione e la decorazione della sua principale residenza privata romana in Campo de’ Fiori, e probabilmente anche desideroso di acquisire altre sculture per la nascente collezione di antichità. Le scoperte, in quest’occasione ingenti e straordinarie, superarono ogni aspettativa. Nel 1545 tornò alla luce il gruppo del Toro, l’anno dopo l’Ercole di Glykon, ed in seguito altre stupende sculture. Lo stesso Michelangelo, convocato a sovrintendere i lavori di Palazzo Farnese nel 1546, progettò scenografie per disporre adeguatamente questi capolavori. Così, per oltre due secoli, le statue ed i gruppi colossali, degnamente collocati a Palazzo Farnese, suscitarono l’ammirazione e lo stupore da parte dei visitatori. Quando la collezione fu trasferita a Napoli parte delle opere, tra le quali alcune provenienti dalle Terme, rimasero a Palazzo Farnese per poi finire, dopo complesse vicende, in vari musei italiani e stranieri. La stessa sorte toccò anche ai frammenti colossali ed alle sculture accantonate dai cavatori cinquecenteschi e rinvenute durante l’Ottocento.

Percorso: nonostante le dispersioni, il nucleo più cospicuo e significativo delle sculture provenienti dalle Terme di Caracalla resta quello dei Farnese esposto unitariamente nelle sale XI-XVI al piano terra del Museo. Tuttavia le sculture estratte dalle Terme non sono tutte di età severiana, ossia coeve alla realizzazione del complesso, ma risalgono a vari periodi, frutto probabilmente di acquisti e spoliazioni da edifici di epoca precedente. Le figure ed i gruppi costituiscono una raccolta eclettica selezionata, sia per le proporzioni colossali, sia per la composizione, sia per i temi, in funzione del decoro del Palazzo Farnese e della posizione assunta in esso.Le opere certamente più celebri sono il Toro, forse il più grande gruppo statuario giuntaci dall’antichità, e l’Ercole dello scultore ateniese Glykon; una replica di quest’ultimo esemplare anch’essa proveniente dalle Terme, il cd. Ercole Latino, è ora esposto nella corte della Reggia di Caserta, dove fu trasferito nel 1788. Altre sculture significative sono: il cd. Gladiatore Farnese, il gruppo di guerriero con fanciullo, una statua rappresentante Athena, nonché una vasca in porfido con anse a forma di serpenti e mascheroni a testa di divinità, collocata nel cortile orientale del Museo. Sebbene non pertinenti al complesso delle Terme, alcune sculture furono tuttavia riunite ad esso nel Palazzo Farnese: tra queste le due statue femminili restaurate come Flora ed il cd. Lare o Genio del Popolo Romano, ora esposte nella stessa sala in conformità alla tradizione antiquaria. Di notevole importanza per la storia della collezione sculturea è anche la vicenda dei restauri su di esse eseguiti principalmente in due fasi. Quella cinquecentesca, coeva alla formazione della raccolta e preliminare alla sua presentazione in Palazzo Farnese, quando l’opera di pulitura, spesso di rifacimento, ed integrazione dei frammenti venne affidata a diversi artisti, fra i quali in particolare G.B. Bianchi che si dedicò al Toro, e G. della Porta che si occupò dell’Ercole. L’altra fase dei restauri, della fine del Settecento, fu affidata a Carlo Albacini e finalizzata alla preparazione dei marmi per la partenza per Napoli; ma i danni provocati dal trasporto resero inevitabili altri interventi ad opera di scultori napoletani, quali Calì, Brunelli ed altri.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Palais Farnese 1980-1981; Itinerario farnesiano 1982; La Rocca 1989; Museo Archeologico 1994; Farnese 1995a; Farnese 1995b; Museo Archeologico 1999.

Collocazione: Piano terra, sale XI-XVI