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Collezione

Gabinetto segreto

Il Gabinetto Segreto comprende una serie di materiali volutamente raccolti dalla metà XVIII secolo intorno al tema erotico, ma sottratti per lungo tempo alla vista del pubblico comune perché considerati osceni, e perciò divenuti famosi ed oggetto di curiosità. Tra gli esemplari più famosi è il gruppo marmoreo con Pan e capra, rinvenuto nella Villa dei Papiri di Ercolano.

Storia e formazione: la collezione ripropone una serie di materiali volutamente raccolti dalla metà XVIII secolo intorno al tema erotico, ma sottratti alla vista del pubblico comune perché considerati osceni, e per ciò divenuti famosi ed oggetto di curiosità. La denominazione stessa di "Gabinetto Segreto" ha in realtà una ragione storica: infatti con il termine "Segreto" si indicarono spesso nel Rinascimento i luoghi, le stanze, i giardini in cui venivano raccolte le speciali collezioni che si cominciavano a formare con opere d'arte, antiche e moderne, ispirate al tema dell'amore e della sensualità. Fin da quando cominciarono gli scavi nelle città vesuviane, i diari dei lavori avevano registrato con imbarazzo il rinvenimento sempre più copioso di oggetti “osceni”, circostanza che indusse a destinare ad essi una sala “riservata” del Museo Ercolanese di Portici, che poteva essere visitata a richiesta e con permesso speciale. Dopo il trasferimento del Museo da Portici al Palazzo degli Studi, la collezione dovette per qualche tempo essere esposta senza particolari restrizioni, ma solo fino al 1819, quando il futuro re Francesco I, in occasione di una visita con la figlia Carlotta, suggerì al Direttore di formare una raccolta separata, che fu detta “Gabinetto degli oggetti osceni” e poi “riservati”, visitabile solo da “persone di matura età e di conosciuta morale”, e comprendente all’epoca centodue “infami monumenti della gentilesca licenza”. Negli anni della rivoluzione, a chi chiedeva una maggiore apertura del Gabinetto ed una più larga generosità nel rilasciare permessi di visita, si opponevano coloro che ritenevano di dovere proibire anche la visione delle Veneri e delle altre figure, nude e seminude, delle quali era ricco il Museo di Napoli. Prevalse infine lo spirito reazionario, cosicché la raccolta fu trasferita al primo piano e ne fu murata la porta, perché “se ne disperdesse per quanto era possibile la memoria”. Da allora ai tempi recenti, il “Gabinetto Segreto” ha vissuto sorti alterne, a seconda degli avvenimenti politici. Negli anni che seguirono all’ingresso di Garibaldi a Napoli la collezione venne aperta a tutti tranne che ai fanciulli e, con particolare permesso, anche alle donne ed al clero; fu inoltre pubblicato il catalogo della “Collezione Pornografica” ad opera dell’allora direttore del Museo, Giuseppe Fiorelli. Ma essa fu nuovamente chiusa dal governo sabaudo che prescrisse il permesso per tutti fino al 1931. Riaperto nel 1967, ma ancora richiuso per lavori, il “Gabinetto Segreto” è stato di recente restituito al pubblico, organizzato prevalentemente secondo la selezione a suo tempo fatta dal Fiorelli, con il solo aggiornamento dell’esposizione dei materiali vesuviani divisi secondo criteri cronologici, iconografici e funzionali: i materiali di età preromana, la pittura mitologica, la decorazione dei giardini, la pittura dei lupanari, l’erotismo nel banchetto, gli amuleti.

Percorso: il pezzo più famoso della raccolta è il gruppo marmoreo con Pan e capra, rinvenuto nel 1752 nella Villa dei Papiri di Ercolano. Le pitture sono distinte tra quelle mitologiche, più raffinate, che ascendono alla tradizione della pittura erotica greca ed ellenistica, e quelle realistiche, più popolari, destinate a decorare i lupanari e le stanze particolari delle case private. Numerosi sono pure i bronzetti, le lucerne e gli amuleti personali, portati da uomini e donne come protettivi contro il malocchio e le malattie. Nel mondo romano il membro virile era considerato, infatti, simbolo di fecondità ed augurio di prosperità ed allo stesso tempo teneva lontano il male; tuttavia anche il rumore era ritenuto un potente talismano. I due rimedi apotropaici, combinati insieme, ebbero grande popolarità nei centri vesuviani, come testimoniano i numerosi campanelli di bronzo sorretti da falli o figure itifalliche, utilizzati nelle botteghe come auspicio di buoni affari, e forse anche nelle case come divertenti arredi da banchetto per chiamare le portate: di particolare rilievo in questa serie è una splendida figurina di gladiatore da Ercolano. In quanto potente amuleto il fallo era inoltre posto, in tutte le città antiche, sulle mura, sui marciapiedi e lungo le strade; a Pompei era spesso usato nei cantonali delle case a scopo protettivo, ma anche sulle facciate delle botteghe, spesso dei panifici, dov’era scolpito sugli architravi dei forni. Celebre è il rilievo in travertino con fallo e scritta “hic habitat felicitas” dal panificio nell’insula della Casa di Pansa. Una sezione del “Gabinetto Segreto” è dedicata agli oggetti erotici della Collezione Borgia, tra i quali si distinguono: uno specchio di bronzo etrusco con scena erotica incisa ed una serie di piccoli nani in pietra con falli enormi tra le mani, di provenienza egizia e di età tolemaica. La sala LXII, infine, ospita alcuni reperti non pertinenti propriamente alla collezione del “Gabinetto Segreto”, tra i quali il gruppo di Pan e Dafni, il sarcofago in marmo con scena di culto dionisiaco, entrambi della Collezione Farnese, il mosaico in bianco e nero con Pigmei da Roma, mentre una piccola sezione illustra la storia della collezione nei documenti d’archivio.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Museo Archeologico 1999; Gabinetto segreto 2000.

Collocazione: Piano ammezzato, sale LXII, LXV