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Home Percorsi di visita nel Museo Pithekoussai
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Collezione

Pithekoussai

L'allestimento dedicato a Pithekoussai illustra la storia del primo insediamento greco nel Mediterraneo occidentale, dalla Preistoria all'epoca romana. Una sala è invece riservata ai più recenti ritrovamenti di Punta Chiarito, dove un'alluvione seppellì, verso la metà del VI sec. a.C., un piccolo villaggio insediatosi a partire dalla metà dell'VIII sec. a.C.

Storia e formazione: inaugurato nel mese di dicembre del 1997, nell'ambito di un progetto volto a porre in dovuto rilievo l'evoluzione storica di alcuni importanti siti del territorio campano, l'allestimento dedicato a Pithekoussai, articolato su due sale al primo piano del Museo, segue alla sezione destinata alla preistoria ed alla protostoria della Campania; l’insediamento, il primo della popolazione greca nella penisola ed in tutto l’Occidente mediterraneo, rappresenta, infatti, un punto di svolta nell'evoluzione culturale del territorio regionale.

Percorso: si comincia dalla sala CXXV, dove sono esposte le testimonianze più antiche dell'isola, dal Paleolitico Medio all'età del Ferro. I reperti ceramici e litici del Paleolitico sono stati rinvenuti in una cava in località Cilento, vicino al cimitero di Ischia, mentre quelli relativi ad un primo insediamento della media età del Bronzo provengono dalla località Castiglione. Su questa collina, assieme a materiali della civiltà Appenninica, sono stati ritrovati anche frammenti di ceramica, che costituiscono la prima testimonianza della presenza micenea (Miceneo IIIA, 1425-1300 a.C.) lungo le coste tirreniche, mentre la frequentazione del sito si protrae poi fino all'età del Ferro. L’esistenza dell’abitato coloniale nella valle di San Montano, adoperata come luogo di sepoltura dalla metà dell'VIII sec. a.C. al III sec. d.C., è documentata invece dai corredi della sua ricca necropoli scavata da Giorgio Buchner e Costanza Gialanella; tra questi particolare rilievo è dato al cratere tardo geometrico locale di tipo euboico del Pittore di Cesnola (750-725 a.C.). Seguono poi le testimonianze relative al quartiere suburbano in località Mezzania-Mazzola di Lacco Ameno, tra le cui strutture sono state individuate le officine di un fabbro ferraio e di un bronzista. Sono poi esposti notevoli esempi di ceramica da mensa a vernice nera di tipo "Campana A" di età ellenistica provenienti dallo scarico sull’acropoli in proprietà Gosetti, mentre un intero lato della sala CXXV è occupato da diversi rilievi votivi in marmo raffiguranti per lo più Apollo e le Ninfe con le tipiche conchiglie. Essi furono scoperti nel 1757 presso la sorgente Nitrodi a Barano come pertinenti ad un santuario, collocato nei pressi di una sorgente ancora esistente e dedicato a queste divinità delle acque venerate in epoca romana, allorquando l'isola assunse il nome di Aenaria.
L'intera sala CXXIV è invece riservata ai più recenti ritrovamenti (1994-1997) di Punta Chiarito, sul lato meridionale dell’isola, poco ad Ovest della piccola penisola di Sant’Angelo (Forio d’Ischia). In quest’area un’alluvione seppellì, verso la metà del VI sec. a.C., un piccolo villaggio di capanne insediate a partire dalla metà dell’VIII sec. a.C., in parte restaurate in seguito ad un’eruzione vulcanica degli inizi del VII sec. a.C. Tra i materiali presentati spiccano quelli pertinenti al paleosuolo più antico (intorno al 750-730 a.C.), due coppe ioniche tipo A2 e B3, un cratere laconico a staffa verniciato di nero con il labbro decorato da meandri ad uncino, un gran numero di contenitori in impasto, diverse anfore da trasporto ed un nutrito numero di armi ed attrezzi per l'agricoltura e la pesca (falcetti picconi, oppure ami in bronzo e pesi per reti in piombo). La principale testimonianza resta, tuttavia, una capanna a pianta ovale di ca. m 7 x 4, mirabilmente ricostruita in un apposito vano delimitato della sala, della seconda metà dell'VIII sec. a.C. Realizzata con pietre a secco e coperta da un tetto a doppio spiovente di tegole e coppi sostenuto da pali, essa aveva lo spazio interno diviso in una zona utilizzata come dispensa con grandi anfore e pithoi separata, mediante un tramezzo, dall'area del focolare destinato ad attività femminili quali la tessitura e la cucina.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Museo Archeologico 1999.

Collocazione: Primo piano, sale CXXIV-CXXV