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Home Percorsi di visita nel Museo Tempio di Iside
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Collezione

Tempio di Iside

Nella sezione viene ricomposto, grazie alla buona documentazione eseguita all'epoca dello scavo tra il 1764 ed il 1766, lo straordinario arredo del Tempio di Iside a Pompei, celebre per le splendide pitture ricche di richiami al culto isiaco ed al mondo nilotico.

Storia e formazione: nelle sale LXXIX-LXXXII e LXXXIV è stato ricomposto lo straordinario arredo del Tempio di Iside a Pompei, venuto alla luce tra il 1764 ed il 1766. Gli eccezionali rinvenimenti crearono immediatamente una eco sorprendente. Tra la fine del Settecento ed i primi anni del secolo successivo il santuario pompeiano divenne così famoso da attirare l’attenzione dei viaggiatori stranieri, sempre più numerosi, a Pompei. Un vero tempio egiziano veniva ritrovato intatto dopo la catastrofe del 79 d.C., completamente arredato delle sue suppellettili e della ricca decorazione degli affreschi con colori freschissimi. Grazie alla buona documentazione redatta all’epoca dello scavo si è potuto ricostruire, nell’esposizione museale, l’arredo rinvenuto e proporre un percorso di visita al tempio così come apparve agli scavatori, e come ce lo documentano i disegni del tempo ed i “rami” incisi per l’Accademia Ercolanese, adoperati ora per la realizzazione di un bel plastico. Il tempio occupa parte del lato settentrionale dell’Insula VII della Regio VIII, l’area denominata quartiere dei teatri. Sulla porta d’ingresso, situata lungo la via detta appunto del Tempio di Iside, un’iscrizione dedicatoria in marmo (ora esposta nella sala LXXXII) ricorda che la ricostruzione del tempio era stata eseguita, dopo il terremoto del 62 d.C., da Numerius Popidius Celsinus, in realtà al tempo un bambino di appena sei anni, in nome del quale operava il padre Ampliatus, che valse al fanciullo l’onore di essere ammesso gratuitamente nel Senato cittadino.Varcata la soglia si entrava nella corte, pavimentata in lastre di tufo e circondata da un portico decorato in IV stile. Il tempio, posto in mezzo alla corte, era prostilo tetrastilo su alto podio. Una scalinata consentiva l’accesso al pronao ed alla cella, poco profonda e con ampia porta d’accesso. Questa aveva le pareti interne ed esterne interamente rivestite in stucco bianco ad imitazione dell’opera quadrata, mentre sulla parete di fondo correva un bancone in laterizio rivestito di stucco, sul quale due piccole basi in tufo erano destinate a sostenere le statue cultuali di Iside ed Osiride. Sono purtroppo perduti i pavimenti a mosaico della cella, fortunatamente documentati dai disegni del Piranesi. Sul retro del podio, all’interno di una nicchia, era una statua di Dioniso con pantera, dono di Numerius Popidius Ampliatus. Altre due nicchie erano ai lati della porta d’ingresso, forse in origine per le statue di Arpocrate ed Anubi, ai quali erano dedicati anche due altari situati nella corte, in asse con le nicchie. L’altare principale del santuario, posto a sinistra della gradinata certamente per non intralciare la processione rituale, al momento della scoperta conservava ancora la cenere e le ossa bruciate delle vittime. Sempre nell’area della corte, nell’angolo Est, era situata un’edicola con prospetto di tempietto, al cui interno era il bacino per l’acqua lustrale, da cui il nome dato all’edificio di purgatorium. Nel culto isiaco era di fondamentale importanza l’acqua sacra considerata strumento di purificazione; è quindi molto probabile che l’acqua lustrale attinta a questo bacino fosse poi portata via dai fedeli per le cerimonie domestiche che si svolgevano nei numerosi larari isiaci trovati nelle case di Pompei. Notevole per la vivacità dei colori è la decorazione dell’esterno di questo piccolo sacrario, in stucchi figurati a fondo giallo, rosso, azzurro, raffiguranti Arpocrate, figure isiache in processione, sacerdotesse con tipico abbigliamento ed acconciatura egiziani; di grande effetto i pannelli con coppie di amanti tra Eroti, quella di Marte e Venere, sul lato occidentale, e di Perseo ed Andromeda su quello orientale. La sala, che si apre ad Ovest della corte del tempio, denominata ekklesiasterion, fu probabilmente acquisita al tempio in occasione del restauro di Celsinus. Accessibile dal portico e destinato alle riunioni ed ai banchetti, esso fu rinvenuto pressocché integro con il suo pavimento in mosaico nero su cui spiccavano, in tessere bianche, i nomi dei donatori, Numerius Popidius Celsinus, Ampliatus suo padre, e la madre Cornelia Celsa. Particolarmente pregevole era la decorazione pittorica. Sempre dal porticato, a Sud di questa grande sala, era accessibile il sacrarium, una stanza con funzione cultuale, ma utilizzata anche come deposito per arredi sacri. Completano l’architettura del tempio un complesso di ambienti situati a Sud-Est della corte, già riconosciuti come pastophorion, o appartamento dei sacerdoti, ed una serie di locali di servizio identificati con una cucina, un triclinio ed un cubicolo.

Percorso: il percorso di visita inizia nella sala LXXXIV, dove è esposta la decorazione architettonica del santuario documentata da antefisse che riprendono in parte tipi usuali, quali le teste di Medusa, o sviluppano motivi egizi; mentre si discostano la sima frontonale, con dee della Vittoria alate sorreggenti scudi e corazze, e le sime di gronda raffiguranti Cariatidi. I due tipi di decorazione sembrano suggerire un messaggio di conquista e di vittoria, che richiama programmi figurativi tipici della propaganda dell’imperatore Vespasiano.Nella stessa sala sono esposti parte dei “rami” incisi per l’Accademia Ercolanese, splendide tavole di alto valore storico - artistico e documentario per la conoscenza del tempio. Grazie all’opera di disegnatori ed incisori rivivono pitture evanide o danneggiate, mosaici distrutti o scomparsi, oggetti di culto, considerati d’ignota o incerta provenienza. Nelle sale LXXXI e LXXXII è esposta la fastosa e brillante decorazione in IV stile della parete di fondo del porticato che circondava il cortile del tempio. Il sistema decorativo presenta uno schema continuo che si ripete su tutte le pareti, con interruzioni in corrispondenza delle nicchie o dei vani di passaggio che non modificano la successione dei motivi architettonici ed ornamentali. La decorazione presenta, in basso, scomparti con patere e bucrani, e pannelli con coppie di leonesse o di sfingi poste ai lati di un gorgoneion, alternate ad un drago tra due delfini. Nella zona mediana sono scorci architettonici con quadretti di tema nilotico o rappresentazioni di battaglie navali, alternati a pannelli rossi con vignette di sacerdoti in costume cerimoniale e scene di paesaggi ispirati all’architettura egizia. In alto corre un elegante fregio a girali su fondo nero con motivi isiaci, sopra il quale la zona superiore a fondo bianco ospitava edicole con figurine sospese in aria ed, al di sopra, quadretti con paesaggi e con nature morte, forse allusive delle reali offerte di cibo alla dea. Tra le sculture offerte alla dea e collocate nel portico, sono una statua in marmo di Iside con l’hankt, il simbolo della vita, ed il sistro, splendida opera arcaistica dedicata da Lucius Caecilius Phoebus, ed un’erma con ritratto in bronzo di Caius Norbanus Sorex, un magister del pagus Augustus Felix Suburbanus, come si evince dall’iscrizione dedicatoria sul pilastro, ed attore deuteragonista. Nella sala LXXIX è illustrata la splendida decorazione pittorica, in IV stile, rinvenuta nell’ekklesiasterion, che comprendeva quadri di grandi dimensioni, di cui ne sono esposti cinque con paesaggi idillico - sacrali di santuari egiziani, e due con episodi del mito della ninfa Io. Questi ultimi due quadri, certamente copie di originali alessandrini, illustrano l’episodio con la liberazione di Io da parte di Hermes dalla prigionia di Argo, e quello dell’arrivo di Io a Canopo in Egitto. Rinvenuta vicina all’ingresso dell’ekklesisterion è una splendida testa marmorea di Iside, riconoscibile dalla piuma sul capo, forse appartenente alla statua ufficiale di culto realizzata con il corpo in legno coperto da abiti di stoffa. Nella sala LXXX sono illustrate, infine, le pitture, assai più modeste, che decoravano il sacrarium, la stanza destinata al catechismo degli aspiranti isiaci. Su fondo bianco erano dipinte le figure e le scene tipiche del culto: l’ibis, il bue Apis, lo sciacallo, Osiride su trono, il navigium Isidis, in cui è raffigurato il trasporto dell’acqua sacra, simbolo di Osiride rigeneratore, adoperata in tutte le cerimonie isiache.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Alla ricerca di Iside 1992; Museo Archeologico 1994; Museo Archeologico 1999; Sampaolo 2003.

Collocazione: Primo piano, sale LXXIX-LXXXII, LXXXIV