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Collezione

Vetri

La collezione dei vetri del Museo comprende circa quattromila esemplari provenienti, principalmente, dagli dagli scavi di Ercolano e Pompei; tra questi è il celebre Vaso blu, una piccola anfora con scene dionisiache realizzata nella tecnica del vetro-cammeo.

Storia e formazione: la collezione dei vetri del Museo, che comprende circa quattromila esemplari, è costituita principalmente dagli oggetti provenienti dagli scavi condotti ad Ercolano e Pompei. Confluita nel Real Museo Ercolanese di Portici, dove nel 1756 si annoveravano circa cinquecento oggetti, passò dopo il 1805, come le altre collezioni, nel Real Museo Borbonico. L’acquisizione di raccolte private e gli scavi borbonici, eseguiti nella prima metà dell’Ottocento in alcuni siti tra i più conosciuti dell’Italia meridionale, contribuirono ad ampliare la collezione tanto che nel 1832 si contavano circa duemilaquattrocento esemplari. Tra i materiali immessi sono: numerosi vetri da Pozzuoli (collezione Gargiulo e raccolta di Monsignor Rosini, vescovo di Pozzuoli), urne cinerarie da Nola (collezione Vivenzio), grandi piatti e balsamari in vetro policromo dagli ipogei ellenistici di Canosa. Gli scavi continuarono anche dopo l’unità d’Italia incrementando ulteriormente la collezione. E’ del 1919 l’acquisizione del bicchiere rinvenuto a Sepino in una sepoltura di età tardo romana.

Percorso: la collezione presenta, nella sala LXXXV, l’allestimento degli anni Trenta del secolo trascorso, nelle sue linee generali, con i materiali distinti secondo la loro principale caratteristica: vetri colorati e vetri a colorazione naturale.
Nella sala LXXXVI vengono illustrati i principali usi del vetro connessi alle varie tecniche di lavorazione: dai vetri più antichi, alla tecnica della soffiatura libera ed a stampo, e del vetro-cammeo. Gli oggetti, suddivisi secondo le diverse funzioni, comprendono vetri da mensa e da toletta, contenitori di uso funerario, oggetti da gioco. Infine un particolare aspetto è rappresentato dall’uso del vetro nell’edilizia e nella decorazione dell’arredo domestico.
Il vasellame da mensa proveniente dagli scavi delle città vesuviane comprende un’ampia tipologia di oggetti: tra questi, coppe e piatti utilizzati per contenere o servire i cibi; bicchieri, tazze e coppe biansate destinate invece al bere; brocche e bottiglie per contenere i liquidi; sympula per attingere; imbuti e gutti per travasare i liquidi. Tra i vetri da toletta sono esposti diversi piccoli contenitori (balsamari, alabastra, aryballoi, pissidi) destinati a contenere unguenti, polveri cosmetiche e profumi.
Gli esemplari più antichi, prodotti tra la metà del secondo millennio a.C. e l’età ellenistica, erano realizzati modellando il vetro attorno ad un nucleo di sabbia che veniva poi rimosso a conclusione della fase di fabbricazione dell’oggetto. Con l’invenzione della tecnica della soffiatura, nel secondo quarto del I sec. a.C., si determina un’ampia diffusione degli oggetti in vetro, e tra le prime manifatture si realizzano proprio gli unguentari. Fin dalla media età augustea tale produzione, realizzata con la tecnica della soffiatura libera, aveva raggiunto dimensioni considerevoli con una certa varietà di tipi, testimoniata, ad esempio, da quelli a forma di sfera e di colomba.
Contenitori di uso funerario erano invece olle di grandi dimensioni con coperchio, provviste o meno di anse, utilizzate per contenere le ceneri del defunto, ma anche oggetti del corredo funerario quali unguentari, bicchieri e piccole brocche. La grande quantità di balsamari ed altri piccoli contenitori rinvenuti nelle necropoli attestano, invece, l’utilizzo di unguenti, profumi, ed incenso connessi ai riti dell’incinerazione e della conservazione dei cadaveri. Apparterrebbe al corredo di una sepoltura anche il celebre “Vaso blu”, una piccola anfora con scene dionisiache realizzata nella tecnica del vetro-cammeo.
In vetro erano prodotti, inoltre, oggetti destinati alle più svariate funzioni: pedine da gioco in pasta vitrea erano adoperate in una sorta di gioco della dama; pannelli piani, eseguiti a stampo o con la tecnica del vetro - cammeo, servivano probabilmente per decorare mobili; o ancora, sebbene rari, i dipinti su vetro ottenuti a freddo sulla superficie del vaso. L’uso del vetro è attestato anche nell’edilizia con la fabbricazione di lastre a chiusura delle finestre, eseguite con la tecnica della colatura o della soffiatura.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Ziviello 1989b; Museo Archeologico 1994; Museo Archeologico 1999.

Collocazione: Primo piano, sale LXXXV-LXXXVI