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Collezione

Argenti

Si tratta della più ampia collezione oggi esistente di argenti romani, rinvenuti principalmente durante gli scavi nell''area vesuviana, a Pompei e ad Ercolano. La raccolta comprende vasellame da mensa, vasellame per bere, ma anche oggetti da toletta di straordinaria bellezza e pregio. Il maggiore e più sorprendente nucleo della collezione è il ricco tesoro di argenteria dalla Casa del Menandro a Pompei.

Storia e formazione: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli conserva la più ampia collezione oggi esistente di argenti romani provenienti principalmente da Pompei ed Ercolano. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., infatti, fermando per sempre la vita di alcune città campane, ha restituito un’immagine istantanea di quegli antichi centri nella loro quotidianità, per cui essi sono gli unici ad averci conservato interi servizi di argenteria realmente in uso presso le famiglie romane della prima età imperiale. PercorsoTra gli oggetti si trovano: vasellame da mensa (argentum escarium), comprendente vassoi, patere, piatti, phialai; vasellame per bere (argentum potorium), comprendente kantharoi, skyphoi, kalathoi; ma anche oggetti da toletta (argentum balneare), quali specchi e spilloni. Sorprende la lucentezza di molti esemplari, resa possibile dall’antico uso di conservare gli argenti ed i bronzi avvolti in panni di lana o stoffe di tela, così da evitare le alterazioni prodotte dal contatto con l’aria. Tra i pezzi più antichi, ma non provenienti dagli scavi vesuviani, sono tre coppe in argento dorato con foglie d’acanto a rilievo da Civita Castellana (Falerii Novi), prodotti mediorientali del II sec. a.C. Tuttavia, il maggiore e più sorprendente nucleo della collezione è il ricco tesoro di argenteria della Casa del Menandro (I, 10, 4), così denominata dall’affresco con la raffigurazione del commediografo greco. Il tesoro, rinvenuto il 5 dicembre 1930 in un ambiente sotterraneo della casa appartenuta a dei liberti dei Poppaei, è costituito da centodiciotto pezzi di argenteria per un peso complessivo di 84 chilogrammi. I pezzi erano in una cassa di legno, avvolti in pezze di tela e di lana; mentre al di sopra di essi erano conservati i gioielli di famiglia insieme ad un gruzzolo di monete d’oro e d’argento. Tra gli argenti più rari e di maggiore pregio in quanto firmati dai caelatores sono una coppia di skyphoi con le dodici imprese di Ercole firmati dal greco Apelle, ed un’altra coppia di skyphoi con scene paesistiche firmati dallo stesso argentarius. Sempre provenienti da Pompei sono lo splendido kantharos con Tritoni e Nereidi, tema del più squisito repertorio neo-attico, rinvenuto nel 1929 nella casa detta dei Quadretti teatrali (I, 6, 11) insieme a suppellettile minore pure d’argento, ed un kalathos raffigurante l’apoteosi di Omero, con il poeta, seduto su un’aquila ed accompagnato da cigni, che ascende al cielo assistito dalle personificazioni dell’Iliade e dell’Odissea.

Ulteriori informazioni
Dati collezione
Bibliografia:

Pappalardo 1989; Museo Archeologico 1994; Museo Archeologico 1999.

Collocazione: In riallestimento