Vai ai contenuti. | Spostati sulla navigazione

Home Vocabolario

Vocabolario

 A fossa
tipo di sepoltura ad inumazione costituita da una semplice fossa scavata nel terreno, a volte ricoperta da ciottoli, tegole o altro.
 A rotella
tipo di decorazione per lo più geometrica, realizzata con uno strumento "a rotella" in grado di imprimere sull'argilla non cotta determinate decorazioni.
 A sbalzo
tecnica di lavorazione delle lamine metalliche, consistente nel ricavare una immagine in rilievo su una faccia incavando l’altra.
 A spina di pesce
tipo di decorazione costituita da due serie parallele e opposte di piccole linee oblique.
 Abside
nicchia a pianta semicircolare o poligonale, coperta da una calotta, la cui parte interna è chiamata conca o catino.
 Acrolito
dal greco ακρόλιθος ovvero “con le parti estreme di pietra”, termine che designa una scultura ottenuta con materiali diversi, generalmente marmo, avorio o pietra per le parti nude, testa ed arti, e legno per le parti coperte.
 Acroterio
dal greco ακρωτήριον, “sommità”, ornamento della sommità ed estremità dei frontoni dei templi.
 Agatodemone
dal greco Aγαθοδαίμων, “Buon Genio”, denominazione greca di divinità egizie rappresentate come serpenti ritenuti favorevoli all’uomo. Dunque una divinità minore, considerata apportatrice di benessere, abbondanza e prosperità, protettrice dei campi, delle città e delle abitazioni, in età romana assimilata al Bonus Eventus.
 Agemina
tecnica di lavorazione dei metalli che crea un intarsio policromo con l’inserimento di lamine o fili, generalmente di metalli preziosi, in appositi alloggiamenti ricavati sulla superficie di una lamina di un metallo meno nobile.
 Agorà
(gr., letteralmente “raduno, adunanza”) in Grecia, originariamente, assemblea popolare. Per estensione, il termine passò a significare il luogo in cui tale assemblea si teneva. Nell’agorà di Atene si riuniva solo l’assemblea plenaria in occasione di giudizi di ostracismo. La parola agorà indicò, fino al III sec. a.C., anche il luogo di riunione di assemblee di gruppi particolari come i demi attici, le tribù, gli arconti. In età classica l’agorà era la piazza centrale della città, elemento di riferimento di tutto l’organismo urbano, circondata dagli edifici pubblici più importanti quali il buleuterio, i tribunali, i templi e delimitata da portici coperti, prima intersecati da strade, poi continui, che ne determinarono la pianta rettangolare, secondo criteri che possono farsi risalire all’architetto Ippodamo di Mileto; per le sue caratteristiche l’agorà è elemento originale e qualificante dell’urbanistica greca. Nell’agorà, centro politico, morale, religioso, si svolgevano anche attività commerciali alle quali presiedevano gli agoranomi, magistrati la cui presenza è attestata in numerose città greche e che in Atene erano in numero di 10, con funzioni di disciplina e di controllo sul traffico delle merci e sulle imposte.
 Albus galerus
copricapo in cuoio bianco, portato dal flamine.
 Androsfinge
sfinge con testa d’uomo.
 Anfiteatro
edificio tipico dell’architettura romana, destinato ad accogliere spettacoli di vario genere. Il termine compare per la prima volta in Vitruvio, ad indicare un edificio in cui la zona destinata agli spettatori corre tutt’intorno al luogo in cui avveniva lo spettacolo. Le strutture oggi conosciute presentano un’arena di forma ellittica, ai lati della quale si trovano il podium, con i sedili destinati alle autorità e, al di sopra di esso, le gradinate per il pubblico. L’accesso alle gradinate era consentito da una serie di gallerie anulari esterne, dalle quali partivano delle gallerie radiali inclinate, con scale per l’accesso ai vari settori. In origine gli anfiteatri erano di legno e venivano costruiti temporaneamente in occasione dei ludi e poi smontati. Il più antico anfiteatro stabile è quello di Pompei, risalente all’80 a.C.
 Anforisco
anfora di ridotte dimensioni.
 Anguipede
“che ha serpenti al posto dei piedi”, epiteto dei Giganti nella mitologia classica.
 Ankh
il simbolo della vita, utilizzato come amuleto al fine di prolungare l’esistenza dei vivi e di assicurare la resurrezione dei defunti; riproduce verosimilmente un laccio per sandali o una cinghia.
 Antefissa
dal latino antefixa, “fermata davanti”, parte terminale decorata della tegola dei tetti di case o templi.
 Antemio
dal greco ανθέμιον, “fioritura”, decorazione disegnata o scolpita a motivo vegetale costituita solitamente da palmette, acanti e fiori di loto, usata per antefisse, acroteri, o stele funerarie.
 Apex
copricapo indossato dal flamine, in cima al quale era posto un ramoscello d’ulivo dalla cui base si dipartiva un filo di lana.
 Aplustro
ornamento della poppa delle antiche navi romane, costituito da assi dipinte disposte in maniera da assumere la forma di ala d'uccello o di coda di pesce.
 Apoptygma
dal greco απόπτύγμα, “piega di veste”, piega o voluta di drappo o veste che, partendo dal collo, giunge al petto, alla vita o sotto la cintura.
 Apoteosi
(gr. Apothèosis; letteralmente “ deificazione per i Greci, l’assunzione tra gli dei e la possibilità per l’uomo di godere di onori divini. All’apoteosi mitica fa riscontro una sorta di apoteosi rituale, consistente in una forma di eroizzazione di personaggi che si fossero particolarmente distinti in imprese belliche, politiche o negli agoni. Con la conquista di Alessandro si diffuse, invece, il concetto tutto orientale della divinità della persona del re, ancora vivente. Sebbene Giulio Cesare avesse promosso tra i Romani questa concezione, fin verso la metà del sec. III d.C., l’apoteosi imperiale avveniva solo dopo la morte, con un rito solenne detto consecratio, con il quale veniva ufficialmente conferito il titolo di divus (divino).
 Apotropaico
si dice di un oggetto, una formula, di una pratica magica o religiosa atti a stornare gli influssi malefici.
 Apoxyomenos
traslitterazione del participio greco ἀποξυόμενος che significa “colui che si deterge”
 Architrave
in un edificio elemento architettonico orizzontale che congiunge due elementi portanti verticali; costituisce altresì la parte inferiore della trabeazione.
 Argentarius
nell’economia romana figura equivalente al moderno banchiere; l’argentarius oltre a disporre di capitali personali, che da in prestito, assolve anche alla funzione di depositario di capitali.
 Armilla
dal latino armilla, “braccialetto”, bracciale in oro, argento o bronzo.
 Aryballos
dal greco αρύβαλλος, “vaso panciuto”, piccolo contenitore in argilla di forma globulare o cilindrica, con collo stretto e, solitamente, con un’ansa, variamente decorato, adoperato per contenere unguenti, profumi o olii da palestra.
 Astragalo
(anatomia) osso breve appartenente al tarso, situato tra i due malleoli e il calcagno.
(architettura) modanatura dell'architettura classica posta, ad esempio tra il fusto della colonna e la base, lavorata ad ovuli e listelli, alternati, o, più raramente, a losanghe e grani.
(gioco) gli astragali, ricavati inizialmente dagli ovini, poi realizzati anche in argilla, vetro, marmo, metalli vari, o, persino in madreperla, oro e avorio, venivano adoperati come strumento da gioco. Conservati in scatole appositamente decorate, venivano usati anche in un gioco chiamato del “cerchio”. Si tracciava a terra un cerchio e i giocatori, posti ad eguale distanza da esso, dovevano provare a lanciarvi gli astragali, sistemandoli il più vicino possibile al centro, cercando, al contempo, di spostare quelli degli altri contendenti. In un altro semplicissimo gioco, gli astragali, in numero di cinque, venivano lanciati in aria contemporaneamente, nel tentativo di farli ricadere tutti e cinque sul dorso della mano. Potevano essere utilizzati anche nel gioco d’azzardo, praticato anche con due o tre dadi in terracotta, piombo, bronzo, osso o vetro numerati da uno a sei. Lanciandoli si potevano ottenere diverse combinazioni differenti con maggiore o minore valore tale da decretare un vincitore.
 Atrium
dal latino atrium, cortile centrale d’ingresso della casa romana, dotato di compluvium ed impluvium.
Share |